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Come spiegare la guerra ai bambini

In questi giorni tutto il mondo vive momenti drammatici a causa della guerra in Ucraina.

Il mondo intero è ripiombato nell’orrore della guerra, un orrore che nessuno mai forse si sarebbe aspettato di dovere riaffrontare in questo momento storico. Soprattutto adesso, dopo due anni di una pandemia che ci ha attanagliati, modificando le nostre abitudini di vita.

Un problema di non poco conto si affaccia alle nostre porte: come un genitore può spiegare la guerra ai bambini?

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Alcuni esperti hanno recentemente dato dei consigli sui principali canali di comunicazione. Emergency, ad esempio, ha organizzato degli incontri per i genitori insieme all’esperta Sandra Manzolillo. Vediamo insieme cosa hanno suggerito.

Ovviamente, premettiamo che bisogna trovare le parole adatte a dei bambini e ricordarci di essere sempre delicati, magari parlando anche per metafore.

Una testimonianza di una mamma ucraina mi ha molto colpita: quando il figlio le ha chiesto perché erano nel seminterrato e non poteva uscire a giocare, la mamma gli ha risposto: “Di sopra stanno giocando i bimbi grandi , tu devi giocare qui”.

Ecco, ricordatevi sempre di adattare la conversazione all’età dei vostri piccoli, affinchè non vengano traumatizzati.

Un’altra cosa è rassicurarli, e dire loro che il mondo degli adulti sta lavorando per “fare la pace”.

Ma veniamo ai consigli di Emergency e dell’esperta Sandra Manzolillo.

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Manzolillo ricorda i genitori di: “non far vedere loro quello che succede nel mondo può anche sviluppare un senso di passività rispetto a ciò che ci circonda” aggiungendo anche di ricordare loro che: “Il nostro compito è spiegare loro che la guerra è una scelta, così come fare la pace e costruire una cultura di pace è una scelta, e lo si può fare attraverso il rispetto delle persone e quindi dei diritti umani, non voltandosi dall’altra parte”.  

Emergency suggerisce poi di stimolare i nostri ragazzi, tenendo aperto il dialogo “cercando il loro punto di vista. Spesso nel trovare fonti e notizie attendibili, anche attraverso i social network, sono più competenti di molti adulti a individuare le fake news”.

Sandra evidenzia però come “a questa età i ragazzi sono affascinati dalla guerra, perciò il nostro lavoro è proprio quello di esplicitare le conseguenze dei conflitti, specialmente sui civili, rapportandole magari alla loro quotidianità”

“E’ meno importante fornire loro elementi di storia o geopolitica e molto più importante far conoscere le storie delle persone che ne subiscono gli effetti. Nelle guerre di oggi il 93% delle vittime sono civili“, dice poi in conclusione.

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