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Dichiarare la residenza nella seconda casa: ecco cosa si rischia

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A giugno scade il pagamento di una delle due rate annuali Imu, e come ogni anno torna ciclicamente la solita domanda: cosa rischio se dichiaro che ho la residenza nella seconda casa?

A dare risposta ai nostri dubbi, ci ha pensato la Corte di Cassazione, con la sua pronuncia in merito ad una coppia di coniugi conviventi nella stessa casa, ma a cui era intestato a ognuno un immobile diverso.

Il caso

I due coniugi avevano avanzato richiesta di agevolazione alla Commissione Tributaria della loro regione, richiesta inizialmente accolta.

Il Comune, però, aveva poi respinto la domanda, poiché i due risultavano intestatari di due fabbricati in due luoghi diversi, perdendo quindi diritto allo sgravio.

La vicenda è andata per le lunghe, tra ricorsi ed esposti, fino ad arrivare in Cassazione, dove la Suprema Corte, finalmente, ha dato delucidazioni in merito.

Con l’ordinanza n. 2194/2021, ha infatti specificato che l’immobile in cui risiedono entrambi i coniugi è di fatto l’abitazione principale, e quindi deve essere inserito nel calcolo Imu dell’anno corrente.

E cosa si rischia se dichiaro la residenza nella seconda casa?

In sintesi, nella realtà dei fatti, l’unico modo per non pagare l’Imu è quella di dichiarare di risiedere nella seconda casa.

Giuridicamente parlando, la dimora è “il luogo in cui l’individuo è reperibile la maggior parte dell’anno”.

L’Imu si paga quindi sulla casa in cui dimoriamo.

Il principio è stato ribadito sempre da parte della Corte di Cassazione, in una delibera dello scorso anno.

Essendo un principio pluriconsolidato, per i trasgressori le sanzioni sono di notevole entità.

Dichiarare infatti di dimorare nella seconda casa, equivale a un falso in atto pubblico, punito dall’art. 483 del Codice Penale.

Tale reato è punibile con la reclusione fino a due anni.

Inoltre, il Comune può effettuare controlli in qualsiasi momento, per verificare che quanto avete dichiarato corrisponda al vero.

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