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Quando le basi militari sono ecosostenibili

Cosa pensate della proposta di fare basi militari ecosostenibili? In un contesto storico che tenta di rispettare sempre di più il medio ambiente, anche le basi militari possono essere adattate o costruite per evitare di provocare danni al pianeta. Qualcuno, invece, in piedi di guerra, pensa che l’impatto militare sul territorio sia infinitamente più drastico di quello che le basi procurano all’ambiente, e chiede che vengano chiuse. Solo se non esisteranno, non ci si dovrà preoccupare del loro impatto ambientale. Intanto, vediamo come funzionano le basi militari ecosostenibili.

pentagono usa
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Caratteristiche di una base militare ecosostenibile

Una base militare ecosostenibile è un’installazione militare che cerca di ridurre il suo impatto ambientale e di utilizzare le risorse in modo efficiente ed etico. Le principali caratteristiche di una base militare ecosostenibile sono:

  1. L’uso di fonti di energia rinnovabili, come il solare, l’eolico, la geotermia o la biomassa, per alimentare le attività della base e ridurre le emissioni di gas serra;
  2. L’adozione di misure di efficienza energetica, come l’isolamento termico, l’illuminazione a LED, i sistemi di riscaldamento e raffreddamento intelligenti o i veicoli elettrici, per ridurre il consumo di energia e i costi operativi;
  3. La gestione sostenibile dell’acqua, attraverso il riciclo, la raccolta delle acque piovane, il trattamento delle acque reflue o la riduzione del consumo idrico, per prevenire l’inquinamento e la scarsità di acqua;
  4. La minimizzazione dei rifiuti, mediante la raccolta differenziata, il compostaggio, il riciclo o la riduzione alla fonte, per evitare lo spreco di materiali e la produzione di rifiuti pericolosi;
  5. La protezione della biodiversità e degli ecosistemi, attraverso la conservazione delle aree naturali, la prevenzione dell’introduzione di specie invasive, la mitigazione degli impatti acustici o la promozione dell’educazione ambientale, per rispettare la vita selvatica e i servizi ecosistemici.

Le controversie intorno alla costruzione delle basi

Tuttavia, esistono anche delle critiche e delle controversie riguardo alla costruzione e all’esistenza di basi militari ecosostenibili. Alcuni dei principali argomenti contrari sono:

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  1. Le basi militari sarebbero sostanzialmente incompatibili con la sostenibilità ambientale, in quanto sono strumenti di guerra a causare morte, distruzione e conflitti per le risorse naturali ed energetiche;
  2. Queste strutture occuperebbero ampie fasce di territorio, spesso in aree di pregio naturalistico o culturale, provocando il consumo di suolo, la deforestazione, la cementificazione o la perdita di biodiversità;
  3. Di fatto, proprio per la loro struttura militare, le basi producono elevate quantità di inquinanti, come CO2, metalli pesanti, radiazioni o munizioni inesplose, che compromettono la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo e che hanno effetti nocivi sulla salute umana e animale;
  4. Rappresenterebbero una priorità sbagliata per l’uso delle risorse pubbliche, in quanto richiedono ingenti investimenti economici che potrebbero essere destinati ad altri settori più importanti per lo sviluppo sociale ed ecologico, come la sanità, l’istruzione o la transizione energetica.

Il caso della base militare di Coltano, in Italia

In Italia, uno dei casi più emblematici e contestati di base militare ecosostenibile è quello della nuova base della NATO prevista a Coltano, nel Parco naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli (PI). Il progetto, inserito nel PNRR, prevede una spesa di 190 milioni di euro per realizzare una struttura che dovrebbe ospitare circa 2000 militari e che sarà dotata di tecnologie verdi per ridurre l’impatto ambientale.

Tuttavia, il progetto ha suscitato le proteste di molti movimenti ecologisti e pacifisti che si oppongono alla militarizzazione del territorio e alla logica della guerra e che sostengono che non esistono basi militari green e che l’unica base militare sostenibile è quella che non esiste. Al momento la situazione è in stand-by perché a maggio del 2022 il ministro Crosetto si era impegnato a spostare dal Parco Naturale la realizzazione di alcune delle strutture inserite nel progetto, ma non è stata ancora individuata la zona esatta.

Il caso della base militare di Glilot, vicino a Tel Aviv

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Il ministero della Difesa e l’esercito hanno recentemente installato nella base militare di Glilot un impianto dell’azienda israeliana HomeBiogas, in grado di convertire in loco i rifiuti alimentari e organici prodotti dai soldati in energia per alimentare le basi militari.

Se il sistema sarà ritenuto idoneo rispetto al fabbisogno dell’esercito, partirà una gara d’appalto per l’acquisto di diverse altre strutture da collocare presso le basi di tutto il Paese. Si tratta, almeno sulla carta, di un investimento molto redditizio.

I conti tornano: un triplo vantaggio

Oltre all’importanza della sostenibilità, di sicuro l’Israele ha fatto i propri conti. Al momento l’esercito spenderebbe circa 22 milioni di dollari all’anno per lo smaltimento dei rifiuti, che in gran parte finisce nelle discariche. Con il sistema creato da HomeBiogas il processo di conversione dei rifiuti in energia avviene all’interno della base.

Ecco che il vantaggio è triplo: si produce energia rinnovabile sotto forma di biogas, si riduce l’impronta di carbonio e si risparmia una bella somma di denaro.

HomeBiogas, che punta a vincere la gara, afferma che con il sistema da loro creaato si opssono riciclare fino a 500 kg di rifiuti organici al giorno, che produrrà energia per riscaldare l’acqua per il consumo della base.

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